- Villa del Seminario
- Premessa
- La storia del luogo
- Il servizio sanitario militare nella Grande Guerra: linee generali e il caso ferrarese
- Il Servizio Sanitario Militare nella Grande Guerra
- La Sezione di Sanità reggimentale, gli ospedali militari e le infermerie di campo
- Il caso ferrarese dell’Ospedale militare neurologico a Villa del Seminario
- Gli Ospedali militari di riserva, e della Croce Rossa, a Ferrara
- Bibliografia e fonti archivistiche
- L’Ospedale Militare Neurologico per nevrosi di Guerra “Villa del Seminario”
- Gaetano Boschi (1882-1969)
- Gaetano Boschi-La giovinezza e gli studi
- Gaetano Boschi-L’attività durante la Grande Guerra
- Gaetano Boschi-Palazzo Bevilacqua-Costabili
- Gaetano Boschi-Gli anni successivi alla Grande Guerra
- Gaetano Boschi-Pubblicazioni e riconoscimenti
- Gaetano Boschi-Umanista e letterato
- Archivio Boschi (Eredi Gandini-Farina)-Bibliografia completa
- Bibliografia
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Che cos’è il Centro Perez
CENTRO PEREZ: UN CENTRO SOCIO-OCCUPAZIONALE FINALIZZATO ALLA TRANSIZIONE VERSO LA VITA ATTIVA E L’AUTONOMIA
Alla nascita nel 1999-2000 del Centro Perez dell’Istituto Don Calabria di Ferrara hanno contribuito i Servizi Sociali dell’Azienda USL di Ferrara, il Centro Servizi alla Persona del Comune di Ferrara (ora ASP) e l’U.O. Medicina Riabilitativa dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S.Anna di Ferrara.
L’integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità acquisita: questa sfida è iniziata presso la Città del Ragazzo nel 1994-95 con un’attività di formazione personalizzata strettamente connessa con la riabilitazione funzionale, finalizzata all’inserimento in azienda di giovani con esiti di trauma cranio-encefalico. L’attività di formazione è stata poi estesa ad adulti con media e grave cerebro lesione acquisita, in seguito ad eventi come ictus, emorragia cerebrale, tumore, malattie degenerative, ecc.
L’inserimento o il reinserimento lavorativo di questi soggetti non è automatico ed anzi, in molti casi, risulta problematico: da qui nasce l’idea del “Centro Perez”.
MOTIVAZIONI
In Italia il Trauma Cranio-Encefalico (T.C.E.) causa 25 decessi ogni 100.000 abitanti all’anno ed è la prima causa di morte nella fascia di età tra i 15 ed i 25 anni. La prima causa di T.C.E. sono gli incidenti stradali e la seconda le cadute accidentali e gli incidenti domestici.
Nella provincia di Ferrara dal 1994 al primo semestre del 1997 ci sono stati presso l’Azienda Ospedaliera di Ferrara 556 casi dimessi con la diagnosi di Trauma Cranico di diversi livelli di gravità. Un numero sempre maggiore di vittime di trauma sopravvive e recupera più o meno efficacemente molte funzioni, grazie all’evoluzione delle tecniche neurochirurgiche e riabilitative.
La sequela tipica post-trauma, pur diversa da caso a caso, ha le seguenti tappe obbligate: coma, ricovero ospedaliero, eventuali operazioni, risveglio dal coma, riabilitazione motoria e neuropsicologica, dimissione.
Tuttavia gli esiti da trauma grave portano delle disabilità durature o permanenti, che hanno un notevole impatto sulla vita sociale e lavorativa, rendendo difficili ed a volte impossibili molte delle attività più semplici e naturali della vita di tutti i giorni, con il rischio di perdere un po’ per volta affetti, amicizie e rapporti sociali, con il conseguente isolamento in famiglia e la perdita di ogni stimolo.
Sebbene i deficit tipici (motori, neuropsicologici e comportamentali) siano comuni in molti casi, la combinazione di tali esiti è talmente varia che ogni persona vittima di trauma necessita di un approccio assolutamente individualizzato.
Tale approccio deve mirare all’integrazione sociale e lavorativa mirata, cioè “cucita addosso” alla persona, senza forzature nei tempi e nei metodi.
Ciò comporta una notevole difficoltà nei progetti formativi, al termine dei quali il passaggio nel mondo del lavoro spesso non è automatico, in quanto mancano le condizioni per un inserimento efficace (per difficoltà residue della persona o per mancanza di posti di lavoro idonei in azienda).
Accanto a ciò che già offre il Centro di Formazione Professionale, e cioè formazione individualizzata, attività per migliorare l’autonomia, inserimento sociale, collegamento con la struttura riabilitativa “S. Giorgio”, consulenza sulla posizione lavorativa, sostegno alla famiglia, stage in azienda, collegamento in “rete” con le strutture preposte al collocamento lavorativo, si rende indispensabile l’attivazione di un luogo di transizione dove il soggetto da riabilitare che ha frequentato un periodo di formazione, ma che non è in condizione di inserirsi immediatamente al lavoro, possa continuare ad “allenarsi” in attività produttive nell’attesa che si concretizzi la possibilità di entrare in azienda.
PRINCIPI FONDAMENTALI
Ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 gennaio 1994:
1 EGUAGLIANZA – Nessuna distinzione nella erogazione del servizio può essere compiuta. Va garantita la parità di trattamento. L’eguaglianza va intesa come divieto di ogni ingiustificata discriminazione.
2 IMPARZIALITA’ – Si assume l’obbligo di ispirare i propri comportamenti, nei confronti degli utenti, a criteri di obiettività, giustizia ed imparzialità.
3 CONTINUITA’ – L’erogazione del servizio deve essere continua e regolare. In caso di funzionamento irregolare o di interruzione del servizio, si adottano misure volte ad arrecare agli utenti il minor disagio possibile. Sostanzialmente, bisogna impegnarsi a gestire le proprie attività senza interruzioni rispetto al calendario annualmente fissato e alle disposizioni previste dalla normativa vigente, comunicando tempestivamente agli utenti ogni imprevista variazione di calendario e programmando eventuali interruzioni dipendenti da proprie scelte in periodi dell’anno in cui si produca il minor disagio possibile.
4 DIRITTO DI SCELTA – L’utente ha diritto di scegliere e di recedere liberamente dal servizio scelto.
5 PARTECIPAZIONE – La partecipazione dell’utente alla prestazione del servizio deve essere sempre garantita. L’utente ha diritto di accesso alle informazioni che vanno comunicate in modo chiaro e comprensibile, ricorrendo a procedure semplificate.
6 EFFICIENZA ED EFFICACIA – Il servizio deve essere erogato in modo da garantire l’efficienza e l’efficacia, valutando e confrontando attentamente: risorse impiegate e risultati raggiunti – risultati raggiunti ed obiettivi prestabiliti.
QUALE TRANSIZIONE?
Le attività principali del Centro con le relative finalità sono:
- IL LABORATORIO SOCIO-OCCUPAZIONALE, rivolto alle persone difficilmente collocabili al lavoro, con funzione di socializzazione, di miglioramento dell’autonomia personale, di acquisizione di semplici competenze manuali e/o lavorative in genere. Le principali attività sono lavorazioni manuali e/o artigianali ed attività complementari di tipo ricreativo e socializzante (palestra, teatro, etc.)
- IL LABORATORIO DI TRANSIZIONE, rivolto a chi ha potenzialità per inserirsi nel mercato del lavoro, ma ne è momentaneamente escluso. Le attività hanno l’obiettivo di offrire una formazione mirata ad un nuovo inserimento, aiutando, sostenendo ed accompagnando la ricerca attiva del lavoro, attraverso progetti individualizzati di formazione professionale da svolgere al Centro e in impresa. E’ possibile documentare, dall’avvio del Centro fino al 2008, una percentuale di reinserimento lavorativo intorno al 30% ( 18% inserimenti lavorativi, 12% esperienze di stage e tirocinio), anche se vi sono casi di perdita del posto di lavoro dopo alcuni mesi o anni, con nuovi bisogni di azioni di sostegno. Dal 2008 ad oggi, a causa della crisi economica e del livello di gravità delle persone inserite al Centro, l’obiettivo di transizione al lavoro non è stato perseguito.
Al primo posto ci sono l’interesse e il benessere del cliente, attraverso l’accoglienza e l’integrazione in un ambiente sereno, rassicurante e incoraggiante, capace di farsi carico della persona nella sua interezza. Le attività lavorative vengono assunte e gestite come strumenti funzionali allo sviluppo dei progetti personali, piuttosto che selezionate secondo criteri di redditività e di produttività. Un’attività che riesce a coinvolgere più soggetti viene sempre ritenuta preziosa, anche rispetto ad attività potenzialmente più redditizie, ma alla portata di pochi.
L’obiettivo di proporsi ed agire non solo come laboratorio protetto, ma, almeno per alcune persone, come centro di transizione al lavoro attraverso progetti personalizzati aperti alle imprese, è altrettanto irrinunciabile, perché parte integrante della missione del Centro.
Per valorizzare come obiettivo generale e comune a tutti l’ obiettivo della transizione, è necessario ridefinire l’obiettivo prioritario dell’accoglienza/integrazione dei clienti nella vita del Centro come occasione ed esperienza di transizione in senso lato, particolarmente significativa soprattutto per coloro per i quali è difficile, se non impossibile, ipotizzare e progettare la transizione come passaggio dal Centro ad un lavoro esterno continuativo e retribuito.
Il significato più esteso di transizione diventa allora “PASSAGGIO”:
- dall’isolamento sociale, conseguente alla disabilità acquisita, alla partecipazione ad un gruppo di lavoro con un proprio ruolo e compiti definiti e, dove possibile, progressivamente impegnativi;
- dalla dipendenza dagli altri alla conquista e alla pratica, nel lavoro e nella vita comunitaria, di tutte le autonomie compatibili con la disabilità, vissute nell’interdipendenza e nell’aiuto reciproco;
- dall’incertezza sul presente e sul futuro al recupero di una progettualità realistica sulla propria vita, scandita dai ritmi del lavoro e da una pluralità di impegni;
- dalla disabilità vissuta come perdita e limite alla conquista di nuove competenze e al recupero di magistralità attraverso le attività lavorative;
- dall’immobilità nella condizione di disabilità alla dinamicità e alla novità di esperienze, attraverso la possibilità di accedere a stages esterni al Centro, in azienda o presso una rete di realtà accoglienti.
Un ruolo importantissimo giocano le cosiddette attività integrative, che completano l’offerta del Centro: la palestra con l’attività motoria adattata, il laboratorio teatrale con educatori specializzati, l’orto-giardino accessibile e il laboratorio-cucina
OBIETTIVI OPERATIVI.
- Socializzazione e sviluppo abilità relazionali.
- Consentire i tempi necessari al raggiungimento di autonomia, conoscenze ed abilità lavorative, laddove non è più necessaria la formazione, consentendo a quest’ultima un proprio ruolo specifico.
- Riproduzione della realtà produttiva con il rispetto degli ordini, dei tempi di produzione e di consegna, che vengono programmati con l’utente stesso in base alle proprie risorse.
- Prevedere distinte modalità di lavoro in relazione alle diversità degli utenti: le diverse disabilità acquisite e le aspirazioni, che tengano conto delle risorse fisiche, cognitive e comportamentali degli utenti:
- lavoro manuale e attività creative
- lavoro d’ufficio
- lavoro con l’uso dell’informatica
- attività di gestione del centro
- incontri aziendali su aspetti di lavoro
- attività di socializzazione (pause, pranzi, dopolavoro)
- Aumentare la consapevolezza, migliorare il rapporto con i colleghi e l’autonomia
- Partecipare ed intervenire nella gestione del centro stesso.