Gli intrattenimenti per i degenti, e l’ergoterapia

Il clima ameno era garantito alla villa dal grande parco antistante, dal giardino e da un orto provvisto di viali; e, aggiungeva Boschi nella pubblicazione del 1918, «intorno una campagna senza tradizioni epiche, straordinariamente georgica». Il comfort dell’ambiente interno era invece ottenuto con piante e fiori, con pareti addobbate di scialli e di quadri, con mobili eleganti, «divani, chaises longues, poltrone» e tappeti. Non mancavano proposte di intrattenimento periodiche come concerti musicali e spettacoli teatrali allestiti su un piccolo palcoscenico preesistente, senza dimenticare il tè delle cinque e qualche gita; a tal proposito, nel suo Zaino di sanità, il collaboratore di Boschi Corrado Tumiati scriveva: 

Vi fu chi volle ornare le nude pareti della villa con quadri, rallegrarne lo squallore conventuale con mobili e suppellettili; un gruppo di belle e brave donne venne periodicamente a rianimare quei tristi ospiti, qualcuna vi portò l’incanto della sua voce melodiosa e perfino un arguto magistrato non disdegnò di trasportarvi un suo teatrino di marionette, beato di ritrovare in sé stesso e di far conoscer a quei ragazzi di mezza Italia le vecchie astuzie e i lazzi di Fagiolino e di Facanapa. Non era davvero facile divertire quegli ospiti, quali più quali meno irrigiditi in una posizione o in un’idea, schiavi d’un incubo, o incapaci di vedere, di udire o di parlare. 

A questa varia offerta di intrattenimenti si aggiungevano la pratica sportiva e altre attività. Gaetano Boschi, infatti, era fortemente convinto che l’attività fisica, oltre a esercitare un’influenza psicologica sulla comodità del soggiorno presso l’ospedale in quanto mezzo di svago, potesse aiutare la cura e la rieducazione motoria e psichica anche in modalità migliori rispetto alla meccanoterapia e al lavoro professionale, chiaramente a seconda dei casi clinici che si presentavano, grazie alla maggior naturalezza dei movimenti sportivi, in modo da poter influire direttamente sulla parte malata: 

Gli svaghi salubri, le gentili decorazioni dell’ambiente, opportunamente scelti ed adottati, non infrolliscono il militare, ma, elevando il tono del suo spirito, attivano i processi riparatori; mentre possono costituire insieme un coadiuvante morale della cura e uno stimolo. 

I degenti potevano così praticare canottaggio e passeggiate a vela sul Po di Volano, poco distante dalla villa; la pesca, attività pacifica che richiede attenzione a discapito della noia (secondo Boschi «l’occupazione molto discreta basta a paralizzare la noia, che è il veleno del riposo»); se un ufficiale ricoverato possedeva un cavallo di proprietà, allora egli poteva esercitarsi nell’equitazione, dal momento che la disponibilità di spazi aperti lo permetteva; inoltre si praticavano il ciclismo – nelle giornate di pioggia anche al chiuso nel grande corridoio del piano terra –, football, sfratto (o palla a sfatto), volano, tamburello, bocce, birilli e croquet (anche nella variante da tavolo); ancora, altre attività al coperto erano le carte, gli scacchi, la dama e il domino, oppure un pianoforte per suonare, una «piccola biblioteca amena» a disposizione dei degenti e, per chi fosse carente di istruzione, una scuola elementare presieduta dalla maestra Chiarina Bigoni. 

Tuttavia lo sport e le attività ricreative non erano gli unici mezzi per raggiungere la comodità del soggiorno voluta decisamente da Boschi. Va citata l’ergoterapia, vale a dire la cura tramite il lavoro, che necessitava l’incitamento di una retribuzione con qualche libera uscita, da divertimenti come il cinematografo oppure da compensi in denaro; tale lavoro permetteva ai malati di stare a contatto con l’ambiente ameno circostante e, nel contempo, di impegnarsi in incarichi favorevoli al soggiorno nella struttura: i malati lavoravano la terra (orticoltura, giardinaggio, coltivazione del parco), si occupavano 

alla manutenzione del viale d’accesso, allevavano conigli e piccioni, praticavano laboratori di falegnameria, di sartoria, di calzoleria e meccanica; ancora, praticavano l’“arte muraria”, la verniciatura, la fotografia, il disegno, la pittura, la musica; i pazienti partecipavano anche ai servizi ospedalieri, servizi generali, di pulizia, assistenza e cura. 

Per ultima, ma non meno importante, l’aeroterapia, un altro mezzo di cura che si connetteva direttamente alla gradevolezza dell’ambiente e al recupero del malato: 

Il clima di Ferrara sarebbe troppo umido per il bagno atmosferico all’aperto nella stagione invernale. Nella buona stagione il clima si presta invece benissimo, data l’abituale mancanza di venti. 
I malati prendono il bagno d’aria e di sole su un tratto di prato cintato di un’alta siepe. […] Durante il bagno atmosferico resta esposta al sole a riscaldarsi l’acqua per il bagno idrico pure all’aperto, che si suol fare susseguire immediatamente. 

La forte volontà di Gaetano Boschi era, dunque, quella di affiancare alle terapie allora in uso alcuni metodi di cura particolari, che permettessero ai malati nervosi di trarre svago dalle attività praticate durante la degenza; al fine di ottenerne un recupero psichico e fisico totale, essi godevano degli ambienti interni della struttura, appositamente adibiti per un soggiorno confortevole, e del paesaggio naturale circostante, scelti appositamente dal direttore per la pratica delle prescritte attività ricreative e curative. 

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