Riposo, distrazioni e calma assoluta

L’idea di Boschi era molto chiara: offrire «un programma di vita riposante, tranquillamente distratta, da consentire la restaurazione ad un sistema nervoso affranto ed il ricupero della serenità», somministrando le giuste dosi di svago e riposo, unitamente ad altre forme di terapia medica, come l’elettroterapia, la meccanoterapia, ecc. 

L’ospedale doveva essere, per sua natura, «liberale», per usare le parole del suo direttore. Così Boschi individuava tre cardini fondamentali su cui costruire un ospedale speciale per malati nervosi, che necessitavano di un ambiente particolare e che potesse influire direttamente sulle loro attitudini: 

I. la maggior profusione possibile di confortevolezza ‒ amenità del sito, svaghi. In particolare riferendomi ai malati di guerra io scriveva altra volta (Per una «Medicina di guerra» come specialità, «Giornale di Medicina militare», 1916): “ecco invocarsi alla riparazione del malato rimedi tanto grandi quanto lo furono le cause del male: anche una volta il sussidio degli Elementi. E si creino istituti dove siano profusi, per la reintegrazione dei debilitati, l’aria, la luce, la vegetazione, i mezzi più elementari e più sani per il risveglio dell’attività sconfortata e assopita, gli elementi psichici antagonisti a quelli perturbatori, dal conciliante canto degli uccelli all’argomento psicoterapico”. Occorre persuadere l’ammalato di ciò che la natura ha ancora di buono, ripresentargli le bellezze naturali, ristabilire la pervietà alle loro impressioni. Fa d’uopo ridare alla psiche la primordiale e fondamentale attitudine estetica, che impartisce a sua volta una estetica, uno stile, un ordine, alla condotta. (È implicita in ciò una sana finalità utilitaristica dell’Arte); 

II. fisionomia dell’istituto che valga a conferirgli anche nell’aspetto un prestigio di fronte al malato; 

III. argomenti di vita sociale (laboratori per il lavoro rieducativo e ricreativo). 

I degenti non erano vincolati in alcun modo: al contrario, Boschi stimolava e incitava le loro attività creative, basti pensare alle modalità con cui egli ha incoraggiato l’attività artistica di Giorgio de Chirico e Carlo Carrà, ricoverati a Villa del Seminario, che diedero vita alla corrente metafisica. 

Nell’ospedale, insomma, vigeva generalmente la libertà per pazienti non allettati, eccezion fatta per quei degenti che cercavano di approfittare del loro stato per non tornare a svolgere il servizio militare, per i quali era predisposto il regime dell’isolamento: 

Nell’Autoriassunto (preventivo) della presente memoria, scrissi: ‒ l’Ospedale non vincola in alcun modo, che non sia disciplinare, la libertà dei suoi ricoverati; l’assistenza è vigilante. Altrove (Conférence interalliée pour l’étude de la rééducation professionelle et des questions qui intéressent les invalides de la guerre ‒ Parigi – maggio 1917) io definiva i malati, nei riguardi delle loro indicazioni tecniche, quali malati responsabili di loro stessi, tuttavia bisognosi di una gruccia morale. Corrispondentemente, nell’Ospedale sono evitati anche i mezzi di clausura di un ospedale comune; la libertà vi è perfino ostentata; superammo l’open door: non porte aperte; ma addirittura al di là delle porte è ubicato il soggiorno più frequentato dagli infermi. 

Del resto, per alcuni di loro, qualche cautela discreta onde arginare la repentinità di eventuali atti inconsulti. Un nevrastenico, lucidissimo, non indica la coercizione della sua libertà, ed è tuttavia capace di un atto suicida. Occorre sorvegliarlo; frattanto occorre impedirgli la possibilità di un salto improvviso dalla finestra. A tale uopo ho adottato delle semplici zanzariere metalliche, le quali consentono che il sonno a finestre aperte nella buona stagione sia tranquillo, protetto contro le zanzare, e insieme costituiscono un ostacolo al tentativo autoviolento, una ragione di indugio e di rivelazione che dà modo e tempo di accorrere al personale vigilante di fuori. 

In un clima dedito al recupero totale del malato tramite libertà, attività individuali e pratica di sport, ecco che i mezzi e gli ambienti di svago assumevano un ruolo di fondamentale importanza. L’ospedale era dotato di tutti i mezzi necessari alle cure mediche prescritte da 

Boschi, anche grazie al cosiddetto “Comitato pro Malati Funzionali” costituito da alcune generose donne ferraresi: 

Molti oggetti di adornamento, di comodità, di igiene, di svago, di sport, la maggior parte degli apparecchi diagnostici e di cura, furono offerti da un comitato di gentili signore, apposta costituitesi in “Comitato pro Mutilati funzionali”. 

Nella citazione di Boschi il “Comitato pro Mutilati funzionali” era formato dalle nobildonne Maria Boschi Giglioli, marchesa Mercedes Guidi Di Bagno, contessa Blanche Gulinelli, duchessa Maria Massari Zavaglia, contessa Margherita Marciante Gulinelli, contessa Cornelia Mistri Magnoni, donna Nella Schiffi, signore Isabella Ghillini, Eugenia Sani, Adelina Limentani, Antonia Giordani, signorine Iolanda Rietti, Maria Mistri, Chiarina Tumiati. 

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