Gli Ospedali militari di riserva, e della Croce Rossa, a Ferrara

Gli altri ospedali militari di Ferrara 

Nel 1915, in particolare, il Comune, per far fronte allo stato di emergenza, cedette all’Amministrazione militare alcuni edifici che rivestiranno il ruolo di reparti dell’Ospedale Militare di Riserva di Ferrara: lo stabile delle “Regie Scuole tecniche maschili e femminili” in via Savonarola (aperto il 17 giugno 1915), le scuole “Battista Guarini” in via Bellaria (22 settembre 1915, solo per gli ammalati), “Alfonso Varano” in via Ghiara e “Regina Elena” in via Carlo Mayr, adiacente alla chiesa dei Santi Giuseppe, Tecla e Rita (Scafuri). Un reparto speciale dell’Ospedale Militare di Riserva era la già più volte citata Villa del Seminario, inaugurata nel marzo 1916. L’Ospedale Militare di Riserva di Ferrara, che dopo Caporetto diventò Ospedale di Tappa, ospitò 7.000 militari tra feriti e ammalati solo nel primo anno dall’apertura del primo reparto, per raggiungere il picco di 26.182 ricoverati nel 1918. 

Accanto agli ospedali militari, a Ferrara erano attivi anche i Servizi Sanitari Territoriali, che potevano servire ottimamente alle esigenze dei provenienti dal fronte, trovandosi in una città di medie dimensioni lontana dalle prime linee (Lodi, in Il silenzio e la cura). 

I soldati feriti o ammalati arrivavano in treno o su autocarri alla stazione di Ferrara; qui era attivo il Posto di conforto, retto dalla Croce Rossa insieme alla Società “Dante Alighieri” e presieduto da Eugenia Sani Caroli, in cui le Dame fornivano una prima assistenza. Successivamente, venivano trasportati in autoambulanza o in tram verso il vecchio Sant’Anna in via Boldini o verso il nuovo Arcispedale presso Prospettiva di corso della Giovecca. Dal momento che la tramvia terminava all’incrocio tra la stessa Giovecca e via Montebello, la linea fu prolungata fino al nuovo ospedale a spese del Governo centrale, su interessamento del sindaco di Ferrara Ettore Magni e del presidente della Sezione ferrarese della Croce Rossa Italiana Francesco Avogadri. L’Ospedale Territoriale di Ferrara, nel nuovo Sant’Anna ospitò i primi 150 militari scesi dal treno sanitario il 22 giugno 1915 ed arrivò in seguito a dotarsi di ben 400 posti letto, divenendo il più grande ospedale della Croce Rossa in Italia. 

Un’ultima menzione sui medici ferraresi caduti e decorati durante il primo conflitto: fra i primi, il copparese Renato Buosi del 63° Reggimento Fanteria, morto sul campo; Ezio Savonuzzi di Vigarano Mainarda, tenente del 2° Reggimento Alpini, in un ospedale da campo; Romerio Finotti di Copparo, della Direzione Sanità di Bologna, deceduto in operazioni belliche. Fra i decorati al valor militare: Ferruccio Pavanetto (29° reparto d’assalto, medaglia d’argento), Enzo Bottoni (215° Reggimento Fanteria, medaglia di bronzo), Enrico Caretti (capitano medico del 266° Reggimento Fanteria, medaglia di bronzo), Giacomo Minerbi (tenente medico, medaglia di bronzo), il maggiore Annibale Ghedini, il tenente Mario Novi e il tenente Sennen Riva, tutti della 6a ambulanza chirurgica del 13° Corpo d’Armata e tutti decorati con medaglia di bronzo (Gallotta, in Il silenzio e la cura). 

Vogliamo terminare il nostro contributo con queste parole di Cosmacini dal testo già citato Guerra e medicina. Dall’antichità a oggi, che, a nostro avviso, devono necessariamente far riflettere: 
Nonostante l’inadeguatezza, le insufficienze e i ritardi della sua sanità militare, l’Italia è nazione che siede dalla parte dei vincitori al tavolo della pace, il 28 giugno 1919, a Versailles. La Germania, nonostante la superiorità del suo servizio sanitario di guerra, ereditato dalla Prussia e perfezionato dall’organizzazione imperiale e dall’avanzata scienza medica tedesca, siede allo stesso tavolo, ma come nazione che ha perso. Una buona sanità militare non le ha giovato per vincere la guerra. La buona sanità non assicura la vittoria, né una sanità meno buona espone necessariamente alla sconfitta. La sanità, militare o civile, ha tutt’altri, più nobili scopi. 

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