Il Centro neurologico del Corpo d’Armata di Bari

Il Centro neurologico del Corpo d’Armata di Bari e Piazza Marittima di Taranto 

Nel 1917, in seguito alla disfatta di Caporetto, gli ospedali di riserva ferraresi furono convertiti in ospedali di tappa; la medesima sorte toccò all’Ospedale Villa del Seminario. 

Gaetano Boschi, come tenente colonnello medico, fu allora chiamato a fondare e a dirigere un centro neurologico del Corpo d’Armata nella città di Bari, dove portò le attrezzature e l’équipe di collaboratori di cui disponeva a Ferrara, nonché l’esperienza maturata nella direzione dell’Ospedale Neurologico a Villa del Seminario. L’istituto che fu chiamato a fondare dipendeva dal Comando dell’XI Corpo d’Armata e Piazza Marittima di Taranto che entrò in funzione nell’aprile del 1918 (ma inaugurato ufficialmente quattro mesi più tardi). 

L’esperienza di “Villa del Seminario” a Bari 

L’ospedale barese, alla stregua di quello ferrarese, prevedeva il trattamento di patologie neurologiche dipendenti da lesioni organiche e la cura dei traumatizzati funzionali. Nella prima fase l’ospedale aveva una capienza di 350 posti letto; in seguito si aggiunsero le due sezioni psichiatriche dell’Ateneo e del manicomio di Lecce, e, inoltre, una casa di rieducazione agricola per postumi da lesioni nervose a Bitonto, così che l’istituto diretto da Boschi raggiunse la capacità di mille posti letto. 

Staff medico: Gaetano Boschi, Alfredo Perrone, Gustavo Tanfani, Gaetano Martini, Luigi Mattioli, Giandomenico Traversa, Oreste Bonazzi, Domenico Lo Priore. 

Una differenza che si riscontrava tra il centro barese e quello ferrarese era la presenza, in Puglia, di un chirurgo, pronto a operare a fianco del neurologo: il suo intervento immediato, in alcuni casi, fu decisivo. Tuttavia erano notevoli le similitudini tra i due istituti, sintomo della fermezza delle idee di Boschi sulla rieducazione dei degenti. Anche a Bari, infatti, i pazienti erano sottoposti all’ergoterapia attraverso laboratori di sartoria, falegnameria, calzoleria, meccanica, legatori di libri e funai; e, oltre alla presenza della sala operatoria, dei laboratori scientifici e gli spazi adibiti all’elettroterapia, termoterapia, fototerapia e meccanoterapia, la ferma convinzione di Boschi della rieducazione tramite l’attività sportiva si tradusse a Bari in un accordo con il presidente del Reale circolo “Barion” per la partecipazione dei malati agli allenamenti in mare, nonché all’organizzazione di competizioni tra equipaggi di sportivi e di invalidi. La peculiarità del Centro di Bari fu l’alta percentuale nel recupero dei soldati affetti da patologie funzionali, su un totale di circa 20.000 malati passati per l’istituto. 

Al termine della guerra il Centro neurologico barese si avviava alla chiusura. L’ammiraglio Davide Lopez, il 30 maggio del 1919, presentava una determinata richiesta al sindaco di Bari affinché non andasse disperso il progresso scientifico stimolato dalla guerra e avvenuto nel periodo in cui il Centro rimase in funzione; inoltre proponeva all’amministrazione la richiesta al Ministero della Guerra che tutte le attrezzature dell’istituto fossero donate al Comune di Bari per poterne usufruire nel campo dell’assistenza ospedaliera civile. 

Così scriveva Lopez nella lettera riportata da Raito: 

[…] Ciò posto, le ripeto per inscritto quello che tempo addietro ebbi a riferirle a voce, e ciò che fra non molto cesserà di funzionare in Bari il Centro Neurologico, diretto con magistrale competenza dal Ten. Colonnello Prof. Cav. Gaetano Boschi. In tutte le altre principali città d’Italia, cessando di funzionare ai fini militari questi importanti istituti, che hanno avuto il loro meraviglioso sviluppo durante il corso della guerra, tutto il materiale annesso è stato donato ai rispettivi comuni per la continuazione del funzionamento civile, tanto utile a lenire il dolore di una immensa classe di sofferenti e di sventurati. Bari, non seconda ad altra città per patriottismo e per sacrifizio sopportato durante la guerra, ha il diritto di avere la maggiore considerazione da parte del governo. Chiedo quindi che sia senz’altro presentata al Ministero della guerra la formale denunzia da parte di cotesta On. Amministrazione, perché tutto il materiale, il macchinario e quant’altro si attiene al funzionamento di questa salutare Istituzione, siano donati alla nostra città per la continuazione dell’opera altamente umanitaria. 

Il 4 giugno del 1919 la proposta fu approvata con la maggioranza dal Consiglio comunale, e il sindaco diresse una lettera al Ministero della Guerra esponendo la richiesta della cessione dei macchinari, insistendo sul fatto che non andasse disperso il patrimonio conoscitivo e scientifico accumulato per via delle contingenti circostanze belliche. Il ministro, da parte sua, negò la richiesta, asserendo che le strumentazioni presenti sarebbero state affidate all’ospedale militare per l’istituzione di reparti specializzati: ma l’ospedale barese non era ancora stato realizzato, e le apparecchiature cliniche rimasero per qualche anno in deposito nella Chiesa russa. Quando l’ospitalità fu revocata, le attrezzature già presenti al Centro neurologico di Bari furono riportate a Ferrara – da 

dove erano arrivate – e consegnate al nuovo padiglione speciale per malattie nervose e per cure fisiche della Poliambulanza ferrarese nel 1926. 

Boschi, dunque, sembra aver diretto l’ospedale neurologico barese con le stesse modalità con cui gestì Villa del Seminario, con una diversa disponibilità di mezzi (come il chirurgo) e una più ampia capacità di posti letto. Tuttavia, l’idea del trattamento che egli volle imprimere, tramite la cultura del lavoro e dell’attività sportiva, rimase la medesima già sperimentata a Ferrara. 

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