La “filosofia” del luogo

L’Ospedale Neurologico Villa del Seminario nacque dalla fondata convinzione di Gaetano Boschi che una guerra moderna e meccanizzata, come effettivamente fu il primo conflitto mondiale, avrebbe portato alla necessità di istituire degli ospedali speciali per la cura delle malattie del sistema nervoso scatenate dalle condizioni del nuovo sistema bellico. Non si parla di forme di pazzia né di malati mentali, bensì di nervosi, e Boschi stesso, nel suo libro La guerra e le arti sanitarie, citava la sintomatologia di tali nevrosi o psiconevrosi: 
senso di profonda stanchezza, attutimento della gioia di vivere, apatia, ovvero tristezza immotivata, facilità al pianto, senso di oppressione angosciosa a livello dello stomaco, groppo alla gola, pesantezza ovvero senso di vuoto al capo, senso di confusione, inerzia, inappetenza, …, tutto questo con lucidità della coscienza, e correttezza del contegno irreprensibile. 

La diversità tra la nevrosi e la pazzia 

Affrontando le cause belliche di questi morbi, che potevano svilupparsi anche in soggetti non del tutto predisposti a malattie nervose, Boschi riportava la testimonianza del medico francese Pasteur Vallery Radot (1886-1970), senza citare il titolo dell’opera, che con ogni probabilità si trattava di Pour la terre de France par la douleur et la mort (La Colline de Lorette). 1914-1915 (Paris, Plon-Nourrit, 1919): 
questo rumore incessante, diverso, questa mancanza di ritmo, ci forza a gridare, a urlare, vien voglia di spaccarsi il cranio contro i muri della trincea per non sentir più. Non si ha più coscienza del proprio io, siamo diventati una cosa, un punto immobile in mezzo a una miriade di punti sonori, invisibili, spinti a corsa vertiginosa; si accavallano tutti i suoni possibili: getti di migliaia e migliaia di bocche di cannone che precipitano la loro azione. Siamo diventati ubbriachi, siamo impazziti; la vita non ha più alcun valore, né la nostra né quella di qualcun altro. 
Oh, potersi scaraventare nello spazio ed essere uno di questi proiettili che solcano l’aria e scoppiano! 

I malati nervosi, che presentavano dunque sintomi del tutto diversi dalle forme di pazzia, non potevano essere ricoverati nei manicomi né negli ospedali generali, luoghi in cui la commistione con degenti che presentavano morbi differenti avrebbe peggiorato la loro situazione, «a rischio di farli diventar matti sul serio!» scriveva Boschi, o di farli cadere in depressione; tanto più, egli aggiungeva, quando «nevrosici, nevrastenici, psicastenici, ipocondriaci, isterici, etc.» erano considerati «malati immaginari per il medico generale», situazione considerata inaccettabile soprattutto per i malati militari. Questi degenti necessitavano di un ricovero ameno e confortevole, alla presenza di uno specialista che, stabilita la cura caso per caso, imprimesse «col suo afflato spirituale un’anima psicoterapica a tutto l’ambiente». 

La necessità di ospedali specializzati 

Serviva, quindi, un ospedale speciale per i malati nervosi che comprendesse tutte le caratteristiche adatte alla cura e reintegrazione dei malati nervosi militari, e Boschi lo realizzò a Villa del Seminario, situata nella campagna ferrarese. Incontrate non poche difficoltà nelle procedure per l’istituzione dell’ospedale, dovute, tra le altre cause, ai pregiudizi delle autorità militari verso i soldati che simulavano o esageravano sintomi psichici per evitare il servizio militare, Boschi trovò l’approvazione del comandante del Corpo d’Armata di Bologna, il generale Lorenzo Aliprandi (il quale in seguito visitò più volte la struttura): l’8 marzo del 1916 l’ospedale era attivo, e poteva accogliere malati nervosi sia organici sia funzionali (esistevano già, in quel periodo, altri centri neurologici militari in Italia, ma l’esperienza di Ferrara fu certamente peculiare, e Boschi stesso la definiva una novità assoluta, nell’augurio che essa si potesse espandere anche all’interno della sanità civile, senza rimanere limitata solamente al campo militare). 

La calma della campagna come spazio ideale 

La località prescelta come sede dell’ospedale era la tranquillità della pianura, con la sua quiete e la sua aria ferma; al contrario rispetto a un paesaggio montuoso che, per di più, avrebbe potuto rievocare nelle menti dei malati i terribili eventi bellici che li avevano costretti al ricovero. La pianura ferrarese, con i suoi campi di canapa, era, insomma, indicata per infondere la calma nei malati, essendo dotata 

di condizioni psicoterapiche speciali; in più, elemento non secondario, si trovava relativamente vicina al fronte di guerra, nonché al centro di Ferrara, ma non abbastanza da essere congestionata dai trambusti della città. 

Dal canto suo, oltre all’ubicazione nella campagna ferrarese, anche Villa del Seminario possedeva i requisiti necessari per accogliere l’ospedale. 

Così scriveva Boschi in un contributo del 1918: 
L’edificio si prestava assai ad essere adattato al nuovo uso, come già dissi e come si vedrà; ed anzi presenta una signorile larghezza di spazio, di aria, di luce, elementi curativi di primo ordine, che non si sarebbero certo potuti conseguire costruendo ex novo ai nostri giorni. (La maggior parte degli ambienti à un’altezza superiore ai 6 metri). 
È attorniato da cortile, orto, giardini e parco, che fanno parte dell’Istituto; il parco, attraversato da un viale carrozzabile lungo m. 250, opportunamente svela il fabbricato dalla strada provinciale. 
La capacità è di 200 posti (di cui 30 per ufficiali). Sarebbe molto maggiore se non si fosse ritenuto opportuno lasciare sgomberi di letti molti locali, utilizzati come sale di lettura, passatempi e soggiorno, in conformità colle esigenze tecniche ospedaliere della specialità. 

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