L’acquisto del Palazzo Bevilacqua-Costabili

Impostati gli studi e avviata la carriera, Boschi sposa la contessa Maria Giglioli – di antica nobiltà estense –, dalla quale nascono sei figli: Giovanni, Nicola, Michele, Onofria, i gemelli Ermanno e Augusto. 

Nel 1930 i coniugi Boschi acquistano il quattrocentesco palazzo Bevilacqua Costabili (ora via Voltapaletto 11, sede della Facoltà di Economia e Management dell’Università di Ferrara), dove la famiglia vivrà fino al 1961.

 

A ricordo della dimora Boschi, una targa marmorea è stata collocata presso lo scenografico androne del palazzo il 6 giugno 2016, alla presenza delle autorità e dei discendenti del professore, tra i quali la promotrice dell’evento e custode delle memorie dell’avo (nonché collaboratrice di questa ricerca), Eleonora Gandini Farina. 

QUESTO PALAZZO GIÀ BEVILACQUA – COSTABILI 
FU ACQUISTATO NEL 1930 DAL PROF. GAETANO BOSCHI 
E DALLA CONSORTE CONTESSA MARIA GIGLIOLI, DI ANTICA
FAMIGLIA FERRARESE E DIVENNE LA LORO DIMORA FINO AL 1961. 
IL PROF. GAETANO BOSCHI (1882-1969) FU NEUROPSICHIATRA
DI FAMA INTERNAZIONALE . CANDIDATO AL PREMIO NOBEL .

Come anticipato, Boschi aveva sposato Maria Giglioli (figlia di Ermanno e di Paolina Masi; erede per 1/4 delle sostanze dello zio conte Cosimo Masi): troviamo i coniugi Boschi citati nel prezioso archivio della famiglia Giglioli in atti di diversa natura, in prevalenza amministrativi, negli anni tra il 1908 e il 1944. 

È datata 3 dicembre 1934 una cartolina inviata da Ferrara a Parigi, dove si trovava Michele, terzogenito dei Boschi. [dida per immagine] 

Nel recto della cartolina vediamo l’ingresso secondario del palazzo di residenza della famiglia (“entrata da via Bersaglieri del Po”, ora vicolo Cornuda); nel verso le firme, tra cui “papà” (Gaetano), “mamma” (Maria) e Onofria, quartogenita dei Boschi e sposata Gandini, mamma della già citata Eleonora (alla cui cortesia dobbiamo questa cartolina, conservata nell’archivio di famiglia). 

Onofria Boschi Gandini (con il vestito bianco) in una foto di gruppo del 1933 ca.
(courtesy E. Gandini Farina).

Ma uno spazio speciale, seppure breve è da riservare a Michele Boschi (1911-1942), al quale il padre ha dedicato un’opera sofferta, illustrata con immagini del protagonista, Michele, appunto, in un’edizione fuori commercio tirata in 80 esemplari da Nicola Zanichelli. 

17 novembre 1945, Gaetano Boschi dona alla Biblioteca Comunale di Ferrara una copia numerata (50) di “Michele”.  

Fonte: Biblioteca Comunale Ariostea, Ferrara

Inizia con il diario di giorni tristi per riversarsi presto in un’affettuosa biografia l’agile libretto, composto a partire dal 17 luglio 1943, primo anniversario della scomparsa di Michele, «diplomato in Agricoltura alla scuola di Grangeneuve presso Friburgo studente di Scienze Naturali e laureato in Filosofia e Lettere alla Sorbona s.[otto] tenente di Cavalleria di complemento “arruolato volontario” deceduto per malattia “dipendente da cause di servizio”». 

Gaetano Boschi presentava così i figlio, scrivendo nel «crepuscolo di una giornata plumbea in cui sembra che l’afa estiva veli a lutto il sole stanco […] Il mio dolore si fa più cupo». Nelle pagine si legge un dolore fatto di ricordi, di domande, di citazioni e commenti letterari 

– con escursioni filosofiche e umanistiche –, musicali e, in generale, artistici legati alle passioni sia di Michele – «amico di de Pisis» – sia di Gaetano, mescolati a una profonda analisi del dolore «che risponde ad una legge della vita. L’alternanza di vicende liete con vicende tristi è fatale». Un dolore che aveva rasentato un pesante fallimento dal punto di vista medico. Scriveva Gaetano:
«Un giorno mi fu data la gioia più grande che un uomo possa provare. Tentai una cura escogitata da me che avrebbe avuto – questa – intenti essensialistici o radicali. Credetti così di esser riuscito a spremere da me stesso, dal mio cervello, la salvezza del mio Figliolo […] ridando io vita a Lui una seconda volta […] Illusione. A quella gioia sovrumana volle Natura che avesse riscontro un’angoscia mortale»

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