TCE_Raccolta di informazioni aggiuntive e attività di supporto

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Per la valutazione della “Qualità della Vita” e del benessere psicologico, nel settore si utilizza il Satisfaction Profile (SAT-P) (Majani and Callegari, 1998) 13 in entrata quando la persona inizia il percorso e in uscita cioè quando il percorso termina. E’ un questionario che si utilizza in forma autosomministrata e possiede un corrispondente visivo.

Il questionario va ad esplorare:

  • l’efficienza fisica,
  • l’efficienza lavorativa,
  • l’efficienza psicologica,
  • l’efficienza sociale,
  • il sonno, l’alimentazione, il tempo libero.
  • Al termine del percorso di formazione si chiede anche di compilare un questionario di percezione del sé e qualità della vita percepita allo scopo di identificare quanto i servizi forniti dal progetto personalizzato hanno contribuito a migliorare la qualità della vita. Le aree riguardano: io e gli altri, io nella società in cui vivo, come mi sento io, conoscenze e competenze acquisite, soddisfazione in caso di percorso lavorativo svolto.
  • Sono stati introdotti anche attività di gruppo a fini socializzanti, con lo scopo dell’inserimento socio-lavorativo delle persone con esiti di disabilità acquisita. La modalità utilizzata è stata quella di favorire l’ascolto delle persone e il confronto tra loro, dando però punti base e temi precisi su cui farlo. L’attività di gruppo è rivolta alle persone frequentanti il corso di formazione ed è una attività libera, quindi viene proposta dagli operatori ma le persone possono liberamente scegliere di non parteciparvi.
  • Le attività di vita quotidiana (ADL secondarie) sono rivolte alle persone con disabilità acquisita che partecipano al progetto con difficoltà di gestione delle autonomie ponendo particolare attenzione a migliorare alcuni aspetti della loro vita quotidiana affinché possano avere ulteriori possibilità di inserimento lavorativo. Riguardano attività che non si riferiscono solo alla cura di sé ma ad esempio alla capacità di usare il telefono, fare acquisti, usare i mezzi di trasporto, assumere farmaci, gestire il denaro, cucinare, accudire la casa e fare il bucato.

Nel nostro settore capita molto spesso che le persone con esiti di cerebrolesioni acquisite, vivano la grande fatica di vedere la propria vita completamente stravolta e quindi spesso si rifugiano nel non poter/voler vedere il limite (spesso aiutati dagli atteggiamenti dei familiari). Questa inconsapevolezza o negazione porta spesso ad una grande discrepanza tra capacità e performance dell’Icf.
In questi casi, spesso l’ambiente protetto, accogliente, non giudicante in cui confrontarsi fra pari è  nel tempo un grande facilitatore.

La persona che vive una condizione di disabilità e di fragilità può vivere una condizione di maggior salute anche solo agendo sui fattori ambientali. I percorsi centrati sulle persone  (mirati e personalizzati) sono proprio rivolti a questo, a cercare la direzione di quella persona, il suo luogo sicuro, la sua occupazione, senza cercare di adattarla o modificarla.

La logica dell’ICF fa riflettere su cosa è facilitatore e cosa è barriera, indica la strada per la ricerca e l’utilizzo della migliore strategia e orienta in maniera chiara sulle attività più idonee, per ogni potenziale capacità della persona.

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